giovedì 14 dicembre 2017

Dave Gibbons 2002: Watchmen e Alex Toth

Dai rutilanti archivi di Ultrazine.org emerge un'intervista a DAVE GIBBONS, reperto di una missione in terra d'Albione, in compagnia dell'amico Antonio Solinas, di ben 15 anni fa! 
Buona lettura!
INTERVISTA A DAVE GIBBONS
a cura di Antonio Solinas & smoky man
traduzione: Antonio Solinas
   
L'intervista è stata condotta il 2 giugno 2002 a Bristol durante l'annuale Comics Fair. Una versione ridotta è stata precedentemente pubblicata su Rorschach n. 100.

Puoi dirci qualcosa sull'idea originaria di Rorschach? Quale era l'interpretazione del personaggio da parte di Alan Moore e quale invece la tua?
Dave Gibbons: Il personaggio di Rorschach è essenzialmente l'equivalente di The Question, il personaggio di Steve Ditko per la Charlton Comics. E credo inoltre che sia una sorta di mix con un altro personaggio di Ditko, Mr. A. Tutti questi personaggi, infatti, rappresentano la figura dell'outsider, l'eroe solitario che vede le cose in bianco e nero e non accetta compromessi. Se si cerca di approfondire un personaggio che pensa in tale maniera si arriva ad una descrizione invero sgradevole, perché non esiste un mondo in bianco e nero.
Dal punto di vista grafico il personaggio è molto interessante. L'uso delle macchie di Rorschach nella maschera è stata un'idea di Alan, come l'uso di un materiale sensibile al calore. E' stato divertente da disegnare, ogni volta cambiare pattern e cercare in qualche maniera di suggerire altre immagini.
Una volta ho parlato con un tizio vestito da Rorschach, che aveva una maschera statica. Lasciati dire che è stata un'esperienza veramente snervante, parlare a qualcuno del quale non puoi vedere il volto. E' come conversare con persone che indossano gli occhiali da sole, ti senti a disagio perché non puoi vedere i loro occhi. Uno con una maschera che nasconde tutta la faccia è un'esperienza veramente macabra. Penso che se la maschera avesse cambiato apparenza in maniera dinamica, mi sarei sentito veramente molto a disagio.

Credo che Watchmen sia stato indirettamente responsabile di molti brutti fumetti, perché la gente non ha ben capito la vera essenza dell'opera. Qual è la tua opinione in merito?

La gente tende a pensare che Watchmen sia un fumetto oscuro e disperato ("grim and gritty" nell'originale, N.d.T.), ma quella non era la nostra idea, noi volevamo essere realistici. Sfortunatamente, quel tipo di approccio è diventato una moda, e ci sono stati fumetti come Capitan Marvel, essenzialmente un personaggio da fiaba, al quale venne affibbiato lo stesso tipo di trattamento, cosa assolutamente atroce. Se io e Alan fossimo stati interessati a lavorare su un altro fumetto (non creato da noi), dopo Watchmen, quello sarebbe stato Capitan Marvel. Ma noi avremmo voluto affrontarlo nella maniera giusta, come un divertissement sulla magia.
Penso che la gente abbia preso Watchmen per qualcosa che non era affatto: considera ad esempio Night Owl, un personaggio che incarna l'essenza romantica dei fumetti. E' come il sogno segreto di ogni comic fan: avere una Owl Caverna, una Owl Ship e tutti quei gadget fantastici. Si becca pure la ragazza, alla fine… C'era molto di più del grim and gritty, in Watchmen, ma molti, nel campo dei fumetti, hanno visto solo questo aspetto, accogliendolo come un nuovo trend. In realtà Watchmen era uno sguardo onesto, accurato e realistico su quello che sono i supereroi.

Parliamo della tua carriera. Lavorare a Watchmen sicuramente sarà stata una grandissima esperienza, ma probabilmente è un po' penalizzante per te essere identificato con un singolo lavoro, data la vastità e diversità della tua produzione. Quanto ti irrita questo fatto?
Non sono per nulla irritato dal successo di Watchmen, perché è ovviamente un'opera grandiosa alla quale essere associati. Fondamentalmente, io sono sempre stato un fan dei fumetti, e avrei sempre voluto lavorare nel campo dei comics. Il fatto di avere disegnato una serie che ha assunto lo status leggendario che ha raggiunto Watchmen, che sarà sempre menzionato, nel corso della storia del fumetto, un fumetto seminale che ha fatto si che molta gente iniziasse a leggere fumetti, è bellissimo. Parlavo con Joe Quesada, e mi ha detto che è stata la lettura di Watchmen a farlo tornare a interessarsi dei fumetti, e guarda che cosa gli è successo poi! Questo lo trovo ancora eccitante.
Inoltre, guadagno ancora dei soldi dall'opera, prendiamo sempre delle royalties. Se fossimo stati un pochino più furbetti, all'epoca, avremmo potuto fare un po' più di soldi, ma quando abbiamo firmato il contratto, pensavamo che fosse un buon accordo.
Sono sempre felice di parlare di Watchmen, anche se preferisco parlare del mio nuovo lavoro.
Ho un nuovo progetto che uscirà per la Vertigo (The Originals, N.d.R.), che sarà scritto e disegnato da me, ed è quello su cui mi vorrei concentrare ora, e spero che appena vado negli States riuscirò a generare un po' di interesse verso il progetto.
Per quanto riguarda me e Alan, lavoreremo insieme ad un'altra serie, nel futuro, e non sarà Watchmen 2…

Grazie a Dio!
… Sappiamo quello che facciamo meglio, e quello che ci interessa. Penso che sarà un progetto molto interessante, io e Moore siamo bravi nella complessità. Il fumetto sarà molto complesso, e le persone che amano i dettagli e le cose nascoste, come in Watchmen, penso che adoreranno quello che abbiamo in mente io e Alan.

Come è stato lavorare con Alan Moore, con uno scrittore così concentrato su quello che fa? So che hai usato un evidenziatore per estrapolare dalla sceneggiatura i dettagli che potevi effettivamente disegnare in una tavola…
Lavorare con Alan è una vera gioia. Conosco Alan da una ventina d'anni, e siamo amici. Lui è molto professionale: produce sempre meravigliose sceneggiature, e sempre in orario.
Alan tende a scriver sceneggiature come se stesse parlando, un sacco di descrizioni di vignette sono come conversazioni, nella stessa maniera in cui sto parlando io adesso. Ci possono essere un po' di divagazioni. Mi piaceva leggere ciò che Alan mette nelle sceneggiature, perché ciò che lui scrive è sempre molto valido, però, per quanto riguarda ciò che dovevo disegnare, mi sentivo obbligato ad isolare le descrizioni che mi servivano veramente, in ogni vignetta.
Mi piace comunque il modo in cui focalizza i concetti, e adoro avere a che fare con sceneggiature che mettono bene a fuoco le idee.
Gli unici problemi che ho mai avuto con gli scrittori sono proprio quelli di sceneggiature non bene focalizzate. Quelle scritte in maniera frettolosa e approssimativa, quando invece io devo poi passare mesi a disegnare le cose…
Ripeto, lavorare con Alan è una vera gioia e spero di avere la possibilità di fare altri fumetti con lui in futuro.

Oggi sembra esserci una sorta di rinascimento per i comics. Quale pensi sarà il tuo contributo nei prossimi cinque anni e come ti vedi nel futuro?
Io amo il medium fumetto, e in particolare da quando ho iniziato a scrivere un po' di più. Quando ho iniziato, volevo scrivere e disegnare fumetti, non sospettavo neanche che lo sceneggiatore e il disegnatore fossero due persone spesso distinte, pensavo che un solo autore facesse tutto.
Oggi come oggi, traggo un sacco di soddisfazione dal puro scrivere, e la nuova serie che farò per la Vertigo, che si chiama The Originals, sarà scritta e disegnata da me. The Originals è un fumetto molto personale, la mia visione di certi argomenti, ed è un pochino autobiografico. Anche se alcune cose non sono accadute a me, molti fatti sono veramente avvenuti.
Voglio dare la mia visione delle cose, ora penso di avere raggiunto il punto in cui posso dire di padroneggiare la tecnica (o di muovermi verso la padronanza della tecnica) necessaria per raccontare storie personali con una certa convinzione e passione, e questo è ciò che vorrei fare in futuro.
Penso che la direzione che il mondo dei fumetti prenderà nel futuro si allontanerà dai fumetti mensili, per abbracciare i fumetti da libreria. Ovviamente i fumetti mensili sono quelli che ti fanno pagare le bollette, e che generano pubblicità, ma penso che la meta finale sarà quella di produrre volumi da libreria. The Originals, ad esempio, sarà direttamente raccolto in volume, non sarà un fumetto mensile classico. Questa è la direzione per il futuro, come ho detto.
I fumetti sono un modo veramente valido per raccontare delle storie, e vorrei che fossero accettati dal grande pubblico nella stessa maniera dei film o gli sceneggiati radiofonici, o la spoken word. Ma c'è bisogno di fare storie che interessino non solo i fan dei fumetti, cercare di connettersi con il pubblico generale che legge (interessando chiaramente anche i fan dei fumetti). Ovviamente non mi voglio atteggiare, io stesso sono un fan dei fumetti e lo sarò per sempre. Ma se vogliamo che ci sia un futuro per i fumetti, dal punto di vista economico, bisogna interessare anche chi non legge normalmente fumetti.

Una domanda sul tuo stile. Quando disegni hai un tratto molto pulito, classico ma sembra che sia anche interessato alle nuove tecniche computerizzate come nel volume che hai realizzato, The Dome, e penso anche alla colorazione di Angus McKie sul tuo Martha Washington. Come concili queste due apparenti contraddizioni?
L'approccio che preferisco al disegno è quello esposto da Alex Toth: "riduci ogni cosa all'essenziale e poi disegna tutto al massimo".
Sono convinto che la funzione del disegno in un fumetto sia quella di raccontare la storia, e che esso non esista come un qualcosa di separato, da essere studiato. Credo che molti fumetti, disegnati in maniera più complessa, non siano dei fumetti che raggiungono il loro scopo, perché ti astraggono dalla lettura, facendoti fermare a guardare la vignetta quando dovresti leggere. A meno che non si tratti di una vignetta che abbia la funzione di farti fermare a guardare.
Voglio essere in grado di disegnare sufficientemente bene per raccontare la storia, non sono interessato al disegno fine a sé stesso. C'è un sacco di lavoro dietro, ovviamente, perché per ridurre un disegno all'essenziale, c'è bisogno di fare un sacco di sforzi che rimangono nascosti, e molto è nelle matite.
Per quanto riguarda la colorazione, con l'avvento dei computer eravamo tutti eccitati riguardo le potenzialità che potevano avere. La colorazione di Angus su Martha Washington, e penso che lui sia d'accordo con me, credo che sia un po' eccessiva e squillante ("flashy" nell'originale, N.d.T.). Un lavoro molto ben fatto, perché Angus è un esperto, e ha buon gusto e talento, però forse un approccio leggermente più semplice sarebbe stato più adatto.
Ora l'eccitazione di usare il nuovo giocattolo è un po' passata. Non voglio dire che non sono interessato ai nuovi strumenti, mi piace sperimentare nuove matite, nuovi pennelli: per The Originals non sto usando il computer per disegnarlo, faccio tutto a mano. Ma in certi passaggi devi magari usare il computer. Ad esempio, puoi scansionare i tuoi disegni preparatori, disegnati col pennarello o con l'inchiostro nero, e poi stamparli sul cartoncino da disegno in blu, in modo che non venga poi riprodotto, e poi inchiostrare il tutto. Questo è molto interessante, ti lascia molta più libertà di sperimentare col tuo stile di disegno.
Un altro aspetto interessante è che sarò in grado di consegnare il lavoro (The Originals, N.d.T.) alla DC in un paio di CD Rom, invece di spedire le mie tavole. Anche il riempimento dei neri è molto più semplice. Ecco, questa è la funzione della tecnologia, aiutare a passare dalle idee che hai in testa al risultato finito nella maniera più semplice possibile.

Hai scritto storie per altri disegnatori, Alien per Mike Mignola e World's Finest per Steve Rude... Quando scrivi per un te hai un approccio diverso, scrivi un plot, fai degli schizzi per l'organizzazione della pagina, scrivi una sceneggiatura completa?
L'approccio che ho quando scrivo qualcosa per me o per un altro è più o meno lo stesso, questo perché credo molto nell'uso di un metodo. In altre parole, se segui una routine che hai messo a punto, riesci ad essere continuo, sia nella periodicità, che nella qualità del lavoro, direi. Per cui, anche quando scrivo cose che disegnerò io, butto giù una sceneggiatura, con descrizioni delle vignette, non lunghissime, ma quasi come memorandum per me stesso. Con The Originals, per esempio, ho scritto tutta la sceneggiatura, circa 650 vignette, che corrispondono a 150 pagine, più o meno. Ora che ho finito, sto facendo dei thumbnail, come se fosse la sceneggiatura di qualcun altro, cambiando un po' di cose e spostandone altre. Appena finiti i thumbnail, passerò alla tavola vera e propria.
Ho sempre lo stesso approccio, non mi prendo in giro dicendo: "Ora disegno questo, poi tirerò fuori la storia". Si parte dalla storia, dall'idea principale, che viene scandita in scene, le scene vengono divise in tavole, le tavole in vignette, e le vignette in parole e immagini. E poi si disegna. Se devii da questa via, è come costruire una casa senza fondamenta. Suona meccanico, ma non lo è affatto. Ti libera la creatività, perché sai che c'è dietro una base. Quando scrivo i dialoghi, ad esempio, posso essere molto libero, perché so quale voglio che sia il succo. Non mi devo preoccupare di come fare andare tutti i pezzi a posto, perché so già che lo faranno. Sono un convinto assertore del metodo, sia nel disegno che nella scrittura.

[Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nel luglio 2002]

venerdì 8 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [52]

Il mondo t'illustro.
Del perdersi. Del ritrovarsi.
Di muri e realtà.
Fantasy sopra le righe.
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Abbiamo detto 4 parole su:
L'ora dei miraggi
di Manuele Fior
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 200 pagine, colore
Prezzo: € 22
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Lucenera
di Barbara Baldi
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 120 pagine, colore
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

La cicatrice
Storia (Renato Chiocca, Andrea Ferraris) - Disegni (Andrea Ferraris)
Editore: Oblomov
Formato: spillato, 40 pagine, bianco e nero
Prezzo: €10
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI 

Maestros N. 1 (English)
di Steve Skroce
Editore: Image Comics
Formato: spillato, 36 pagine, colore
Prezzo: $ 3.99
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI (English) 

sabato 28 ottobre 2017

Moore 1989: eroi, cattivi e... la celebrità

Mentre, di questi tempi, impazzano dubbi progetti in qualche modo "connessi" a Watchmen, nel seguito potete leggere la traduzione di un breve estratto da un'intervista ad Alan Moore apparsa nel lontano Ottobre 1989 sul n. 1 della fanzine Off Centre, un progetto interno della London College of Communication. Intervista condotta da Stephen Poulacheris.

Fino a che punto pensi che il Fumetto promuova il mito dell’ “individuo magnanimo” proponendo, come fa, un gran numero di personaggi estremamente nobili, degni di fiducia, e pertanto compassionevoli, personaggi che è piuttosto raro trovare nel mondo reale? Pensi sia una cosa positiva o negativa?
Alan Moore: Penso che praticamente tutti i media “popolari” contemporanei promuovano quel tipo di mitologia a cui fai riferimento, dai prevedibili eroismi dei poliziotti televisivi alle eroiche pose di una canzone di Bruce Springsteen. D’altra parte è vero che il fumetto, essendo tradizionalmente concepito per un pubblico di adolescenti, si lascia andare a eccessi in tal senso.
Il problema, dal mio punto di vista, è che l'idea di eroe è un concetto inavvicinabile, così come lo è quello di “cattivo”. Con inavvicinabile, mi riferisco al fatto che per definizione l'eroe è una persona migliore di quella che potremmo mai essere, così come per definizione il “cattivo” incarna una moralità così infima che mai potremmo eguagliare. Si tratta di un concetto doppiamente pericoloso: da un lato significa che le persone si valuteranno sempre usando come inutile parametro i loro idoli non reali e così facendo non riusciranno a riconoscere o misurare la propria forza e valore. Ognuno di noi ha la capacità d'essere il proprio eroe ma quando l'idea d'eroe è riverita come una perfetta icona d'oro senza debolezze fisiche o morali allora la maggior parte delle persone, comprensibilmente, lascia perdere.
Dall'altra parte, e forse in modo ancor più pericoloso, ci spinge a pensare ai “cattivi” come qualcosa di completamente alieno e distante da noi. I nazisti, ad esempio, vengono considerati come dei demoni infernali oppure creature assetate di sangue provenienti da un altro pianeta, per lo meno dal punto di vista morale. Sono dei “cattivi” e pertanto non hanno niente a che vedere con le persone ordinarie. La verità invece è che i nazisti erano persone del tutto ordinarie che hanno massacrato e umiliato milioni di persone altrettanto ordinarie per nessun’altra ragione se non perché così fu detto loro. Dal loro eroe.
No, non mi piace l'idea degli eroi e dei “cattivi”. Non penso sia autentica e credo che sia più spesso un concetto pericoloso e dannoso di quanto sia fonte d'ispirazione o un'idea utile... ed è questo il motivo per cui io ho scritto Watchmen mentre Frank Miller, che ha una percezione differente delle cose, ha scritto il Dark Knight. Anche con Watchmen, comunque, il tentativo di evitare gli eroi deve essere considerato, in parte, un fallimento. Ho fatto del mio meglio per rendere Rorschach un personaggio che suscitasse più repulsione e pena che ammirazione ma non ha funzionato: la maggior parte dei lettori maschi si è davvero fortemente immedesimata con Rorschach semplicemente perché è un bastardo, un duro che incute paura e che nessuno può importunare, con una visione monomaniacale e univoca del mondo. Questo è stato il mio errore e probabilmente deriva dal non aver capito che creare un personaggio solitario, mezzo pazzo e odioso per la maggior parti dei lettori apparirà semplicemente come un eroe romantico, stante la consolidata mentalità del sottogenere supereroistico in cui Hulk, Wolverine e il Punitore sono visti come dei personaggi affascinanti. In futuro, non mi occuperò neppure lontanamente di qualcosa che possa essere scambiato per un eroe o per un “cattivo”. D'ora in poi mi occuperò semplicemente di... persone.

[…]

Vedi ancora di buon occhio la recente accettazione dei comics o segretamente ti auguri che i tuoi adorati fumetti vengano sottratti dalle mani unte della masse?
Voglio che i fumetti siano per tutti, non solo per una élite, per cui, no, quest'aspetto non mi disturba. La sola cosa che mi da fastidio su quest'improvvisa accettazione dei fumetti è il modo in cui tutti i segnali lascino intendere che diventeremo una versione più letteraria dell'industria della musica pop, con tutte le stronzate, il culto dell'immagine e l'hype che comporta. Sebbene debba prendermi un po' della colpa per aver provocato questa situazione, personalmente non voglio più avere nulla a che fare con questi aspetti fasulli e superflui da pop star. Per cui non concedo interviste ai“fan magazine”. E giuro di non apparire nuovamente su The Tube o Get Fresh
Tutto quello che voglio è creare delle buone storie. Non voglio diventare una celebrità. Innanzitutto perché le persone famose spendono troppo tempo a fare interviste quando dovrebbero trascorrerlo a farsi la doccia, lavarsi i denti e a scegliere nella loro vasta collezione di bellissime ed esotiche scarpe e calzini quali paia indossare per questa sera. 
Qualche anno dopo il 1989... la passione per le scarpe "esotiche" continua!

lunedì 16 ottobre 2017

Arrivano i TIME BREAKERS!

Copertina di Time Breakers realizzata da Weston per l'edizione NPE.
Non senza un pizzico di orgoglio, dopo qualche anno di assenza, ritorno sugli scaffali delle fumetterie con una nuova traduzione e curatela. 
Stavolta tocca a TIME BREAKERS, un'intrigante storia di fantascienza ideata dalla scrittrice Rachel Pollack per i disegni di Chris Weston.

Time Breakers verrà proposto in Italia da Nicola Pesce Editore in un elegante volume a colori di 128 pagine. Il libro sarà disponibile a breve in tutte le fumetterie e sarà tra le novità che NPE porterà all'imminente Lucca Comics & Games unitamente al... disegnatore Chris Weston! Nell'immagine alla fine di questo post trovate i dettagli sulle date in cui Weston sarà presente allo stand NPE (non perdete l'occasione: Weston è un disegnatore fenomenale!) oppure potete consultare la pagina Facebook dell'editore per tutti gli aggiornamenti del caso.

Dalla quarta di copertina di Time Breakers:
Il Tempo sta finendo e i Time Breakers combattono senza sosta per scongiurare la catastrofe disseminando le epoche di... paradossi.

A vent'anni di distanza dalla pubblicazione americana per la DC Comics, arriva in Italia la miniserie sci-fi ideata dalla scrittrice Rachel Pollack (Doom Patrol) e dal disegnatore
Chris Weston (Judge Dredd, The Invisibles, Ministero dello Spazio, Lucifer).

C'è sempre tempo per le buone storie.

Time Breakers fu infatti originariamente pubblicato nel 1997 come miniserie in 5 albi sotto il marchio Helix, etichetta di breve durata proposta dalla DC Comics e dedicata alla fantascienza e al science fantasy. Il titolo più noto della linea fu Transmetropolitan che confluì nella linea Vertigo quando Helix fu chiusa nel 1998. L'etichetta presentava dei progetti creator-owned, ossia opere su cui gli autori avrebbero mantenuto i diritti dopo la cessione temporanea alla DC per la pubblicazione. Per questo è stato possibile che, qualche mese fa, l'amico Chris Weston mi contattasse, memore di una precedente collaborazione per Ministero dello Spazio (sempre edito da NPE), per chiedermi di indicargli un editore italiano potenzialmente interessato. Come sia poi andata è facilmente intuibile, ovviamente.

Inutile aggiungere che mi sono divertito tantissimo a tradurre le pagine di Time Breakers e ad andare a spasso nel Tempo tra le sue pagine. Il testimone passa ora ai lettori!
Un ringraziamento speciale va all'amico Omar Martini per il supporto e le chiacchiere.

Nel seguito potete vedere le prime tre tavole di Time Breakers Buona preview!

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Info: Durante Lucca Comics & Games, lo stand NPE si troverà, come consuetudine, presso il padiglione editori in Piazza Napoleone. Chi, non potendo recarsi a Lucca, volesse uno sketch di Weston sul volume può inserire il codice promozionale "sketch" nel carrello quando effettua l'ordine sul sito (ordini entro il 30 ottobre), QUI.
 
Le prime tre tavole di Time Breakers nell'edizione NPE.
Lista degli autori presenti allo stand NPE durante Lucca 2017.

mercoledì 11 ottobre 2017

Treviso 2017: splendida conferma

Mentre Lucca incombe (e difficilmente ci sarò... anche se ci sarò comunque, scusate il sibillino messaggio), facciamo un passo indietro a qualche settimana fa e parliamo del... Treviso Comic Book Festival.

Se è vero che "la prima volta non si scorda mai", con l'edizione 2017 (sono stato presente nei giorni della mostra mercato, il 23 e 24 Settembre) il TCBF si conferma, personalmente, come una delle più interessanti (se non LA più interessante) manifestazione sul Fumetto (e aree strettamente limitrofe) che si tiene attualmente in Italia. Un Festival, privo dell'ingombrante presenza di cosplayer e youtuber vari, tutto incentrato sul Fumetto e soprattutto sulla sua anima più creativa, pulsante e vibrante, quella delle auto-produzioni e delle piccole etichette (anche se erano presenti quasi tutti i principali editori italiani). Un Festival a misura d'uomo che appare - e lo è - perfettamente integrato e calato nella dimensione della città, capace di proporre, in un'esperienza diffusa sul territorio cittadino, mostre e iniziative di assoluto prestigio. L'atmosfera è rilassata e piacevole, sia per gli autori e gli addetti ai lavori, sia per il pubblico, con la possibilità per tutti di venire a contatto con le mille sfaccettature e meraviglie del mondo delle nuvole parlanti. E neppure la pioggia di domenica 24 ha saputo turbare l'armonia quasi irreale del TCBF.
La festa del Fumetto... all'ISRAA!
Sicuramente in questo mio resoconto dimenticherò qualcosa e, di certo, dimenticherò qualcuno: è per questo che voglio ringraziare sin da subito tutte, ma proprio TUTTE le persone, che fanno sì che il TCBF esista e si rinnovi ogni anno. Grazie a voi tutti, indistintamente e senza nominare alcuno nello specifico: siete TUTTI un pezzo fondamentale di quello straordinario evento che è il... TCBF!

E allora partiamo. Purtroppo non sono riuscito a vedere tutto quello che avrei voluto perché quest'anno la proposta mi è parsa ancora più ricca del solito e... me la sono presa comoda, stando soprattutto nella zona della mostra mercato (all'ex ISRAA), cercando di vivere una due-giorni senza stress (per lo stress c'è sempre Lucca, volendo! :D ) con... la giusta compagnia di amici e autori (anche qui non farò nomi per evitare la scordare qualcuno e fare qualche torto: voi sapete comunque! ;))

Si comincia con sabato 23 e con l'inaugurazione dell'eccellente mostra dedicata all'immenso GIORGIO CAVAZZANO per i 50 anni di una carriera inimitabile! Cavazzano è in splendida forma e dispensa sorrisi a tutti. Riesco ad avvicinarlo per un rapido saluto (e per ringraziarlo, ancora una volta, del suo contributo, anni fa, al "mio" volume su Moore con un "topesco" Rorschach: qui) e per chiedergli un piccolo sketch. Il Maestro veneziano con grande sense of humour replica: "Ho bevuto credo un paio di spritz di troppo. Ti accontenti di una firma?" Incasso così l'autografo su una pagina bianca che diventerà poi spazio per lo "sfogo" creativo di alcuni amici del collettivo Mammaiuto ma... questa è un'altra storia! Ma siccome sono buono sotto trovate l'immagine del risultato finale!

Giro per la mostra mercato tra chiacchiere, momenti "Carràmba! Che sorpresa!", fumetti da vedere, fumetti da sfogliare, fumetti da comprare... e una sbirciata al documentario Escamotage, da morir dal ridere (sì, sempre quei fenomeni dei Mammaiuto)!
Il Maestro Cavazzano assediato dai cronisti!
Alcune immagini dalla mostra dedicata all'artista veneziano.
A seguire la giornata propone l'inaugurazione della mostra del Codex Seraphinianus di LUIGI SERAFINI. Mostra attesissima e tra gli eventi segnati nella mia personale agenda come immancabili. Purtroppo non sempre le cose vanno come uno vorrebbe: complice una fila disumana all'ingresso, la giusta combriccola di amici che opta di annegare l'attesa in qualche (qualche?) spritz ed è già tempo di... JESSE JACOBS. Purtroppo, mea culpa, non riuscirò poi a vedere le bizzarre meraviglie ideate dal Serafini, sigh!

Ma ecco Jesse Jacobs, lo spettacolare autore del manifesto del Festival. L'artista canadese avrebbe dovuto essere presente ma all'ultimo minuto ha dovuto rinunciare a causa di problemi di salute. Così ci si "accontenta" di una lisergica esposizione dei suoi lavori e di abbacinanti serigrafie, il tutto tra luci cangianti e... il dj più hipster di sempre!
Immagini dalla mostra dedicata al fumettista canadese Jesse Jacobs.
Il 24 piove più o meno per tutta la giornata ma il TCBF regge bene anche la sfida del meteo avverso. Quindi base sempre all'ISRAA e ci si muove per assistere alle premiazioni del Boscarato. Complimenti a tutti i vincitori (qui la lista completa) ma il plauso totale va al frizzantissimo, perfettissimo presentatore... Alessandro Baronciani!
Un momento del Boscarato. A dx: il gran presentatore Baronciani!
Si corre poi all'inaugurazione della mostra dedicata a ONOFRIO CATACCHIO, artista che ammiro e seguo da anni, presso la magnifica location di Casa Robegan. Un autentico piacere per gli occhi ammirare le tavole del fumettista barese dalle pagine realizzate per la rivista Cyborg, alle collaborazioni per la Marvel Comics, al recente Mercurio Loi e al ritorno di Stella Rossa.
Sempre a Casa Robegan ammiro le altre tre esposizioni: la collettiva dei fumettisti baltici, Alice Socal e l'americana Carolyn Nowak.
Immagini dalla mostra dedicata a Catacchio.
Spuntino veloce per ricaricarsi un po' e, pioggia o non pioggia, rotta verso Palazzo Manin, dove nella sala d'ingresso, resto a bocca aperta, sbalordito dal segno e dalla potenza degli originali di NINA BUNJEVAC! Che spettacolo e che bella persona l'autrice canadese, uno dei ricordi di certo più sfavillanti di questo mio TCBF.
E sempre a Palazzo Manin, al primo piano, in un intenso dialogo a distanza con la Bunjevac, ecco le tavole di GUIDO SCARABOTTOLO, essenziali e liriche, a raccontare il viaggio dell'illustratore, tra i più apprezzati al mondo, in Islanda.
L'Arte di Nina Bunjevac.
Scarabottolo e la sua Islanda.
Poi ancora ISRAA, qualche acquisto, la testa piena di Fumetto, risate, spritz, pizza... ed è il momento del sipario. E degli applausi per Treviso e il suo bellissimo festival.
Poker di acquisti: pochi ma buoni, direi!
Dedica di Alessandro Tota sul suo Charles.
Dedica di Carolyn Nowak.
Come anticipato, ho sicuramente dimenticato molti dettagli ma non l'aria rivitalizzante del TCBF.
Chiudiamola qui allora e... Viva il Fumetto! Viva Treviso!
Viva chi c'era (e anche chi non c'era)!
Ehmmm.... la firma di Cavazzano arricchita da sketch Mammaiuto di chiara ispirazione... disneyana!

lunedì 2 ottobre 2017

recensioni in 4 parole [51]

Robusto heavy fantasy deforme!
Di robot. D'amor.
Charles
 L'immortalità dello spleen.
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Abbiamo detto 4 parole su:
Speciale Dylan Dog N. 31 - Nemico Pubblico N.1
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Marco Mastrazzo
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 160 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 5,80
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

The Rust Kingdom
Storia e disegni: Spugna
Editore: Hollow Press
Formato: brossurato, 176 pagine, colore
Prezzo: € 19
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Diana e la lingua robotica
Storia e disegni: Carolyn Novak
Editore: Delebile
Formato: brossurato, 72 pagine, colore
Prezzo: € 8
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI (in English) 

Charles
Storia e disegni: Alessandro Tota
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 86 pagine, colore
Prezzo: €10
Anno di pubblicazione: 2016
Per qualche parola in più: QUI

domenica 3 settembre 2017

Il Trono di Spade e Watchmen

Mentre in Francia esce Jerusalem (edito da Inculte) e Alan Moore si concede in un'intervista video sul canale ARTE, l'attore Isaac Hempstead-Wright parla di Bran Stark, personaggio cardine ne Il Trono di Spade e in particolar modo nella stagione appena conclusa.

Hempstead-Wright: "[...] Interpretare Bran in questa stagione è stata davvero una bella sfida. Prima d'iniziare le riprese ho avuto un incontro con David [Benioff] e Dan [Weiss], gli showrunner della serie. Abbiamo discusso su come volevamo che Bran venisse interpretato e loro hanno fatto il nome del Dottor Manhattan, il personaggio di Watchmen

Bran si ispira un po' a lui, poiché può esistere in tutte quelle diverse epoche contemporaneamente, è a conoscenze di un sacco di cose, è una roccia priva di emozioni che connette tutte le varie linee temporali e la Storia dell'Universo. Volevamo che non fosse un personaggio noioso e monotono che ripetesse semplicemente 'Sì, io sono il Corvo con Tre Occhi, bla bla bla...'
[…]

Volevamo inoltre assicurarci che rimanesse qualcosa di Bran, che ci fosse ancora un barlume di umanità in lui. È come se fosse il primo cyborg. Abbiamo semplicemente collegato un supercomputer al cervello di una persona. È un mainframe ma c'è ancora un po' di umano. Anche se, il più delle volte, Bran è un contenitore per la conoscenza dell'umanità." [L'intervista completa con Isaac Hempstead-Wright è leggibile sul sito di Vulture, QUI.]

L'influenza del lavoro di Moore oramai inonda la cultura pop!
Recente intervista a Moore, in Francese: QUI.